Laddove la nebbia sale dai torrenti e si avviluppa attorno alle pareti di roccia, il confine tra il nostro mondo e quello delle antiche presenze si assottiglia. Tra le gole d'ombra dell'arco alpino e prealpino, le storie di Anguiane e Lasìar non sono mai state semplici fiabe per bambini, ma il ricordo di un patto antico stringente tra l'uomo e lo spirito della natura selvaggia.
LE ANGUIANE: GUARDIANE D'ACQUA E DI PROFEZIA
Legate visceralmente all'elemento fluido, le Anguiane (conosciute anche come Angane o Agane) sono entità femminili che popolano sorgenti, cascate e caverne umide. La tradizione popolare le descrive come creature di sconcertante bellezza, ma con un dettaglio inquietante: piedi girati all'indietro o caratteristiche caprine e rettiliane celate sotto lunghe vesti.
Custodi dei segreti dell'acqua, le Anguiane non erano soltanto protettrici dei fontanili. I racconti contadini tramandano che furono loro a insegnare agli uomini la filatura della lana, la panificazione e l'uso terapeutico delle erbe palustri. Tuttavia, la loro benevolenza aveva un prezzo altissimo: il rispetto assoluto per la natura. Chi inquinava le sorgenti o spiava i loro rituali notturni veniva travolto da improvvise piene devastanti o spinto al delirio dai loro canti ipnotici.
I LASÌAR: GLI SPIRITI VIGILI DELLE VETTE E DEI BOSCHI
Se le Anguiane dominano i rami d'acqua e i fondovalle, i Lasìar sono i signori delle altezze rocciose e delle foreste primordiali. Descritti come figure solitarie, talvolta simili ad anziani boscaioli o guardiani d'ombra capaci di mimetizzarsi perfettamente tra la corteccia e la pietra, i Lasìar rappresentano la forza primordiale e inaccessibile della montagna.
A loro si attribuiva il potere di scatenare le valanghe, guidare i fulmini durante le tempeste estive e nascondere agli occhi dei profani i giacimenti di minerali preziosi. Per i pastori e i cacciatori, imbattersi in un Lasìar significava ricevere un presagio: una benedizione per chi mostrava umiltà di fronte alla maestosità dei monti, o un monito terribile per chi tentava di violare i santuari naturali.
SACRO E PROFANO: TRACCE DI UN CULTO PRIMORDIALE
Molto prima dell'avvento dell'era moderna, le popolazioni alpine praticavano veri e propri rituali d'offerta dedicati a queste entità. Presso massi cupelliformi e sorgenti sacre venivano lasciati piccoli doni: pane, latte o monete.
La sovrapposizione delle credenze successive non è riuscita a cancellare del tutto la loro memoria. Ancora oggi, in molte valli isolate, i vecchi saggi raccontano che quando il vento soffia forte tra i crepacci e il vapore sale dai torrenti dopo una pioggia battente, le Anguiane e i Lasìar sono ancora lì, a vegliare in silenzio su ciò che resta dell'antico mondo incantato.

