E se i cartoni animati che guardavamo da bambini ci avessero mostrato qualcosa che non eravamo ancora in grado di comprendere?
C'è un'immagine che tutti conosciamo.
Un gatto corre.
Un topo fugge.
Un coyote osserva l'orizzonte.
Un uccello corre più veloce.
E una folla, invisibile, continua a guardare.
Da bambini ridevamo.
Da adulti potremmo cominciare a porci una domanda:
Perché nessuno arriva mai alla fine?
TOM E JERRY: LA PREDA CHE NON PUÒ ESSERE CATTURATA
Tom passa una quantità impressionante della sua esistenza a cercare di catturare Jerry.
Trappole.
Inganni.
Strategie.
Piani elaborati.
Ogni volta sembra che il momento decisivo sia arrivato.
E ogni volta Jerry scappa.
Ma c'è qualcosa di ancora più strano.
Tom non può vincere.
Non veramente.
Perché nel momento esatto in cui Tom riuscisse a mangiare Jerry, non ci sarebbe più una storia.
La caccia terminerebbe.
Il gioco finirebbe.
E allora comprendiamo una cosa inquietante:
Tom non esiste per raggiungere Jerry.
Esiste per inseguirlo.
La sua vita è diventata inseguimento.
IL COYOTE CHE CONOSCE LA RISPOSTA MA NON LA VEDE
Poi c'è lui.
Forse uno dei personaggi più tragici mai nascosti dentro una commedia.
Il Coyote non è stupido.
È intelligente.
Pianifica.
Progetta.
Studia.
Costruisce macchinari.
Compra strumenti.
Analizza il comportamento della sua preda.
Eppure fallisce.
Sempre.
La cosa curiosa è che, dopo ogni fallimento, non mette mai in discussione la domanda fondamentale.
Non dice:
“Forse non dovrei inseguire Beep Beep.”
Dice:
“Devo trovare un piano migliore.”
Ed è qui che il cartone smette di essere soltanto un cartone.
Perché esiste una differenza enorme tra cambiare strategia e mettere in discussione l'obiettivo.
Il Coyote cambia continuamente strategia.
Ma l'obiettivo rimane intoccabile.
Beep Beep deve essere catturato.
A qualsiasi costo.
E SE BEP BEP FOSSE IL TRAGUARDO?
Immaginiamo per un momento che Beep Beep non sia un semplice uccello.
Immaginiamo che rappresenti qualcosa.
Il successo.
La ricchezza.
Il riconoscimento.
La felicità.
La promessa di una vita migliore.
Qualcosa che corre davanti a noi.
Abbastanza vicino da permetterci di sperare.
Abbastanza lontano da impedirci di raggiungerlo.
E allora il meccanismo diventa perfetto.
Insegui.
Fallisci.
Correggi.
Riprova.
Fallisci.
Investi ancora.
Riprova.
E soprattutto:
non fermarti.
Perché fermarsi significherebbe guardare indietro.
E guardare indietro potrebbe significare scoprire che abbiamo trascorso anni correndo verso qualcosa senza esserci mai chiesti perché.
IL POPOLO IGNARO
Ed eccoci arrivati al vero mistero.
Non necessariamente ignorante.
Questa distinzione è fondamentale.
Una persona può essere colta, intelligente, informata e contemporaneamente vivere dentro uno schema che non ha mai messo in discussione.
L'ignoranza più interessante non è quella di chi non sa.
È quella di chi non si pone la domanda giusta.
Il Popolo Ignaro potrebbe essere rappresentato come una moltitudine di Tom e Wile E. Coyote.
Tutti inseguono qualcosa.
Una casa.
Un conto in banca.
Una carriera.
Un'immagine di sé.
L'approvazione degli altri.
Un certo stile di vita.
Un futuro che viene continuamente promesso.
E ogni volta che il traguardo si allontana, invece di domandarsi se la corsa abbia senso...
corrono più velocemente.
LA TRAPPOLA PIÙ PERFETTA NON SEMBRA UNA TRAPPOLA
Forse è questa la parte più inquietante.
Una vera trappola non avrebbe bisogno di mostrarsi.
Non servirebbe una gabbia.
Non servirebbero catene.
Basterebbe creare un obiettivo abbastanza desiderabile.
Poi convincere qualcuno che si trova sempre a un passo dal raggiungerlo.
Un passo ancora.
E poi un altro.
E un altro.
La persona continuerà da sola.
Non perché qualcuno la costringe.
Ma perché crede di essere libera mentre corre.
Tom corre perché vuole Jerry.
Wile E. corre perché vuole Beep Beep.
E il Popolo Ignaro?
Corre perché gli è stato insegnato che, da qualche parte davanti a sé, esiste qualcosa che finalmente lo renderà soddisfatto.
IL SEGRETO CHE IL COYOTE NON COMPRENDE
C'è una scena ricorrente nelle avventure del Coyote.
Corre verso il precipizio.
Supera il bordo.
Continua a correre nel vuoto.
Per qualche istante...
rimane sospeso.
Poi guarda in basso.
E cade.
È una gag.
Ma potrebbe essere anche una metafora straordinariamente precisa.
Finché non guarda verso il basso, il Coyote continua a credere che la strada esista.
La realtà non cambia.
Cambia soltanto il momento in cui lui se ne accorge.
Forse anche noi funzioniamo così.
Continuiamo a correre perché non abbiamo ancora guardato sotto i nostri piedi.
CHI HA DISEGNATO LA STRADA?
Questa è la domanda che, forse, dovremmo farci più spesso.
Chi ha stabilito che quello è il traguardo?
Chi ci ha detto cosa significa avere successo?
Chi ha deciso cosa dobbiamo desiderare?
Chi stabilisce quali paure dobbiamo avere?
Quali oggetti dobbiamo possedere?
Quale vita dovremmo considerare “realizzata”?
E soprattutto:
quanto di ciò che inseguiamo nasce realmente da noi?
Non serve immaginare un misterioso burattinaio nascosto dietro le quinte.
Il meccanismo può essere molto più semplice.
La società.
La pubblicità.
La cultura.
La competizione.
Le aspettative familiari.
Il bisogno umano di essere accettati.
Tutti questi elementi possono contribuire a costruire una pista.
E una volta che la pista è stata costruita...
non è necessario ordinare a nessuno di correre.
FORSE JERRY NON È IL NEMICO
Ed ecco il particolare più strano.
Jerry non ha necessariamente bisogno di sconfiggere Tom.
Beep Beep non ha necessariamente bisogno di distruggere il Coyote.
Devono semplicemente continuare a correre.
Forse il vero antagonista non è la preda.
È la necessità dell'inseguimento.
Jerry è davanti.
Beep Beep è davanti.
Il traguardo è sempre davanti.
E finché qualcosa rimane davanti a noi, abbiamo una ragione per continuare.
IL MOMENTO IN CUI IL GIOCO FINISCE
Immaginiamo ora qualcosa che nei cartoni non accade quasi mai.
Tom si ferma.
Wile E. Coyote si siede.
Nessuno corre.
Nessuno prepara trappole.
Nessuno insegue nessuno.
Silenzio.
E improvvisamente accade qualcosa di terribile.
Non succede niente.
Ed è forse proprio questo che rende così difficile smettere di correre.
Perché quando l'inseguimento termina, rimane una domanda.
Chi sono io se non sto inseguendo qualcosa?
IL MISTERO RIMANE APERTO
Forse Tom non mangia Jerry perché la storia non può finire.
Forse Wile E. Coyote non prende Beep Beep perché la sua identità dipende dall'inseguimento.
E forse il Popolo Ignaro continua a correre per lo stesso motivo.
Non perché sia stupido.
Non perché qualcuno abbia necessariamente imposto una singola grande cospirazione.
Ma perché l'essere umano è straordinariamente bravo a trasformare un obiettivo in una necessità.
E una necessità in un'intera vita.
La prossima volta che vedrai Tom correre dietro a Jerry, prova a guardare la scena con occhi diversi.
Guarda il Coyote.
Guarda Beep Beep.
E poi guarda noi.
Una folla intera che corre.
Verso qualcosa.
Sempre qualcosa.
Qualcosa che sembra essere a pochi metri.
Qualcosa che, misteriosamente, non arriva mai.
Forse il vero mistero non è capire perché Tom non mangia Jerry.
Forse il vero mistero è capire:
chi ci ha convinti che dobbiamo continuare a correre.
E soprattutto...
cosa accadrebbe se, per una volta, ci fermassimo?

