domenica 8 luglio 2018

I TESORI NASCOSTI NEI POZZI AL TEMPO DEI BARBARI A MODENA


Il Mago dice che
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Curiosità Modenesi | Il segreto dei tesori nascosti nei pozzi, quando a Modena c'erano i barbari



E' uno dei segreti più interessanti per i ricercatori di tesori nel territorio modenese e fonda le sue radici nell'Alto Medioevo, nei secoli più  bui che videro la caduta dell'Impero Romano sotto le armi dei barbari. Una volta distrutto il potere dei romani, Mutina rimase da sola con cittadini che dovevano difendersi e non fu certo immune dagli attacchi dei barbari che scendevano dal nord Europa.
La sfortuna ebbe inizio  subito per i modenesi che nel 400 videro la città sommersa dalle acque fangose del fiume  Secchia a seguito di un'alluvione, e dopo  solo quattro anni  un nuovo nemico giunse alle porte della città, ma non si trattava di acqua. Erano i Visigoti di Alarico, scesi dalle Alpi, pronti a saccheggiare ogni villaggio del territorio modenese.

 Il 452 fu la volta degli Unni, ma il vescovo Geminiano II indisse una grande preghiera davanti alla tomba del santo omonimo e come per miracolo la nebbia nascose Modena dall'orda barbarica.
Chi viveva fuori Modena invece non se la passò bene, infatti sia i Visigoti che gli Unni erano inclini a trucidare gli uomini e stuprare le donne prima di trucidare anche queste. Quindi  nelle terre di campagna si adottarono diversi metodi per mettersi a riparo e per mettere in sicurezza anche i propri averi. A Cognento, Castelfranco Emilia, San Cesario, Spilamberto, Sant’ Ambrogio e Gorzano si è sempre tramandata la storia di pozzi ricchi di anfore, gioielli, monete e materiali vari. Di fatto da mezzo secolo a questa parte diversi pozzi sono stati trovati, ma ovviamente le leggende vogliono che i pozzi più ricchi siano ancora nascosti proprio nelle zone di Castelfranco Emilia e Spilamberto.










  

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