L'impianto sottocutaneo contiene, di solito, un numero identificativo unico che può essere collegato a informazioni contenute su un database esterno, contenente, ad esempio, dati identificativi personali, dati anamnestici e sanitari, cure mediche, allergie, e informazioni di contatto.
Le possibilità di utilizzo di questi dispositivi sono oggetto di alcune teorie del complotto e leggende metropolitane.
Il primo esperimento conosciuto di impianto di un RFID è stato eseguito nel 1998 dallo scienziato britannico Kevin Warwick. L'impianto è stato usato per compiere dei test sull'apertura automatica di porte, accensione di luci e per generare messaggi vocali in un edificio.
A questo primo esperimento hanno fatto seguito quelli di molti hobbysti che si sono fatti impiantare microchip RFID sotto la pelle della mano o li hanno fatti impiantare in quella di altri.
Nel 2006, circa 80 ospedali avevano accettato di tenere uno scanner VeriChip fornito dalla società produttrice mentre 232 dottori avevano accettato di iniettare i microchip in pazienti che ne avessero fatto richiesta. Tuttavia, la VeriChip Corporation/Applied Digital Solutions è stata citata in giudizio dagli azionisti per aver diramato "informazioni fuorvianti e materialmente false" riguardo al numero delle strutture che avevano accettato. Secondo Glancy & Binkow, l'ultima società ad aderire alla class action:
Uno dei principali inconvenienti di tali sistemi è costituito dalla facilità con cui il numero a 16 cifre contenuto nel chip può essere letto e clonato usando un dispositivo portatile, un problema che è stato pubblicamente denunciato da Jonathan Westhues, un ricercatore sui questioni di sicurezza e documentato, tra gli altri, dal mensile Wired,nel mese di maggio 2006.
Tra altre le applicazioni suggerite per chip che permettano una simile "tracciabilità" delle persone, una è stata discussa, nel 2008, dall'organo legislativo dell'indonesiana Nuova Guinea occidentale, con lo scopo di monitorare le attività di persone affette da HIV, con lo scopo di ridurre la loro capacità di diffondere il contagio.
La possibilità tecnica e scientifica di un impianto di microchip ha dato origine a varie teorie del complotto che circolano e si alimentano attraverso pubblicazioni a stampa o sul Web: tali teorizzazioni speculano su un suo presunto utilizzo per il controllo mentale o spaziale degli individui (tra queste, si annoverano le congetture della finlandese Rauni-Leena Luukanen-Kilde).
All'interno di queste teorizzazioni, sulla rete Internet si segnalano siti che diffondono l'idea secondo cui, negli Stati Uniti d'America, l'impianto sottocutaneo di microchip sarebbe stato reso obbligatorio dal progetto Obamacare, la riforma del Sistema sanitario statunitense varata da Barack Obama. La finalità degli impianti sarebbe l'implementazione di tecnologie per la sorveglianza occulta della popolazione. Teorie congeneri sono state affermate, nel 2013, anche da un parlamentare italiano, il deputato Paolo Bernini.


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Volevo ricordare che quando fate i riti proposti in questo blog , non succede come nei film ,dove tutto succede all'istante.
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