lunedì 13 agosto 2018

AURA ED EFFETTO KIRLIAN


Il Mago dice che

Fare le fotografie kirlian richiede uno speciale apparecchio che permette di collocare l’oggetto da fotografare nel campo elettrico tra due elettrodi, ma non a contatto di essi. Condizione importante per la riuscita, è che tutto avvenga nel buio più completo e che l’oggetto sia a contatto con la pellicola fotografica.
Per ottenere l’effetto, tra i due elettrodi viene provocata una scarica elettrica di circa duemila volt.
Per un tempo brevissimo la scarica ionizza i gas presenti nell’aria intorno all’oggetto, questa ionizzazione impressiona la pellicola e si rivela poi nella fotografia sotto forma di suggestivi aloni colorati di varie sfumature.
I colori dipendono dai gas: il neon dà l’arancione, l’azoto dà il blu, l’ossigeno il giallo. Altri fattori possono poi influire sui colori: umidità, voltaggio, tipo di pellicola usata.
Il fenomeno (scoperto nel 1937 dal russo Semyon Davidovich Kirlian, meccanico di macchine fotografiche) secondo la scienza tradizionale, non ha nulla a che vedere con bioenergie, aure vitali e cose simili, tanto è vero che si manifesta anche con oggetti di metallo e, con opportuni adattamenti, è usato anche in diverse industrie per controlli e verifiche sulle caratteristiche di molti materiali.
Secondo gli studiosi del paranormale la fotografia kirlian permette di vedere l'aura vitale o di dimostrare l'esistenza di misteriose bioenergie. Le fotografie fatte con l'effetto Kirlian mostrano infatti, attorno a una foglia o una mano, suggestivi aloni colorati, corone luminose.
I pranoterapeuti, che affermano di guarire le persone con l'energia che sprigionerebbe dalle loro mani, utilizzano la fotografia Kirlian per dimostrare di avere un'aura particolarmente sviluppata o di emettere in grande quantità dei non meglio specificati "biofotoni". Non è raro trovare, fra occultisti, guaritori e pranoterapeuti, fotografie di questo tipo messe in bella mostra sulla parete, vicino a diplomi e riconoscimenti.

L' aura mostrata nelle immagini assume caratteristiche differenti in base agli oggetti fotografati. La luce intorno
agli esseri umani appare bianca, leggermente in penombra come . Questo ha fatto pensare
agli studiosi diosservare l'anima così come essi la immaginavano.


Nel 1962 studi approfonditi mostrarono connessioni tra alcune discipline e la fotografia Kirlian, quali
l'imposizione delle mani o l'agopuntura.
Osservando l'uso di queste tecniche sotto lo sguardo spettrico della fotografia Kirlian, infatti, si sono
potute analizzare numerose sfumature di colore che sono andate a completare lo spettro dell'aura
umana influenzata dalle proprie emozioni.
Il dolore, ad esempio, è stato identificato con colori lividi e del tutto diversi da quelli osservati in qualunque
altro stato emotivo.

















  

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