venerdì 2 novembre 2018

IL TANTRISMO


Il Mago dice che




Negli Anni ’70 e ’80 del Novecento il tantrismo ha conosciuto in tutta Europa il suo momento di gloria. Il merito va alla New Age, uno stile di vita che ispirandosi a spiritualità, esoterismo, medicine alternative e religioni orientali, ripropose questa dottrina come una nuova moda.
A fare breccia nella fantasia degli occidentali fu soprattutto la centralità “femminista” della donna e l’idea di una sessualità capace di condurre gli amanti verso l’estasi. Vediamo se questa interpretazione è corretta ...

La cultura tantrica si ispira alla cultura matriarcale degli Harappei, una popolazione che nel secondo millennio
a. C. abitava la valle del fiume Indo (ora Pakistan), ma si diffuse molti secoli dopo (I secolo d. C.) nelle regioni del Nord dell'India. Qui si ebbero infatti i primi accenni di pratiche tantriche innestate sulle grande tradizioni religiose induiste e buddiste.
Il periodo di splendore arrivò tra il VII e il XII secolo, poi cominciò il declino dovuto alla diffusione della religione islamica che perseguitò e allontanò molti seguaci. A creare questo scandalo fu l'idea di una donna non sottomessa all'uomo con il diritto di provare, durante il rito sessuale, un pieno soddisfacimento del proprio piacere fisico.

Il rapporto sessuale secondo la tradizione era infatti un'esperienza mistica in cui il soddisfacimento maschile diventava marginale, al punto che alla donna era concesso avere più orgasmi, mentre l'uomo doveva ritardarlo il più possibile e - attraverso il controllo del respiro e del tono muscolare - arrivare a ritardarlo anche di nove ore. O a negarlo del tutto.
A noi questo può sembrare una tortura, ma il gesto nasconde una ragione religiosa: lo sperma, secondo la dottrina, conteneva la coscienza, mentre l'ovulo la forza creativa. L'energia sessuale contenuta nello sperma non doveva quindi essere dispersa, ma unirsi alle emanazioni orgasmiche della donna: solo così si poteva trascendere la realtà vivendo l'esperienza mistica dell'unione delle due forze che simulava la creazione dell'universo.

Per diventare un adepto servivano riti di iniziazione e la lettura dei Tantra, testi sacri spesso di difficile comprensione, perché la dottrina doveva essere conosciuta solo agli iniziati che ne entravano in contatto con l'aiuto di un guru.
Il guru era una figura chiave: era lui ad avviare i membri della coppia al percorso di liberazione e a vigilare perché non ci fossero complicazioni: durante i rituali potevano infatti emergere i "fantasmi psichici" presenti nell'individuo, un po' come accade oggi durante la psicoterapia: ossessioni, ansie nevrosi potevano venire allo scoperto e destabilizzare gli adepti.
Il guru guidava poi il risveglio della kundalini, mitico punto di energia sopito nell'uomo, che la tradizione raffigurava come un serpente avvolto a spirale intorno alla base della colonna vertebrale. Una volta risvegliato si ergeva lungo la spina dorsale salendo fino al cervello, trasformando l'uomo e attivando le sue capacità più evolute: la capacità di provare sentimenti elevati, di essere creativo e in comunione spirituale con il cosmo.