martedì 30 settembre 2014

LA CORRIERA FANTASMA


Il Mago dice che:



Le vicende che dopo l'8 settembre 1943 hanno interessato le Province di Reggio Emilia, Modena, Ferrara e Bologna (il  "triangolo della morte"), sono molto note anche se per lungo periodo sull'argomento si è mantenuto il  silenzio. Non solo:l'organizzazione politica ispiratrice degli atti di barbarie perpetrati anche dopo la fine della guerra, ha sempre accusato coloro che volevano portare alla luce la verità di "spudorata mistificazione " . Nella provincia di Brescia la legalità fu ripristinata in poco tempo, eppure ci fu una vicenda che collega anche Brescia al "triangolo della morte": la storia della "corriera fantasma".
 Brescia,in quel periodo , fu un centro di raccolta per militari sbandati, profughi civili e quanti altri volevano raggiungere le loro case nel centro-sud. Il Vescovado, retto allora da Mons. Giacinto Tredici attraverso il POA (Pontificia Opera di Assistenza) ed in stretta collaborazione con le Autorità civili, coordinava i viaggi.Tra le centinaia di persone che attendevano in piazza un passaggio oltre il Po,c'erano alcuni giovani che avevano frequentato l'ultima Scuola Allievi Ufficiali della RSI ad Oderzo (Tv). 

L'autocarro che li trasportava partì da Brescia il 14 maggio 1945, diretto verso Bologna. Da quel momento, dei quattro militari si perdono le tracce, come pure svaniscono nel nulla altri tre loro commilitoni, otto ex appartenenti alla GNR ed altri inquadrati in diversi reparti della RSI. Durante la  primavera del 1946,dopo le insistenti richieste e sollecitazioni dei parenti degli scomparsi, viene rinvenuta  a Moglia (Mn), al confine con il modenese, una prima fossa comune con i resti di sei persone assassinate con colpi di arma da fuoco. Le indagini appurarono che, fermato l'automezzo, i partigiani trattennero quarantatre passeggeri molti dei quali trasferiti nella zona di Concordia (Mo), furono uccisi dopo pesanti interrogatori.
 






Nell'ottobre 1948, proprio a Villanova di Concordia (Mo), fu trovata un'altra fossa con i resti di dieci persone,cinque delle quali vengono identificate come i militi della RSI partiti da Brescia tre anni prima. Per i sottufficiali di Oderzo ancora mistero. Nel 1951 la Corte d'Assise di Viterbo, riconoscerà colpevoli di omicidio volontario e continuato, il comandante ed il vicecomandante della "polizia partigiana" di Concordia, condannandoli a 25 anni di carcere, dei quali 16 anni e 7 mesi condonati (!!!).Altri quattro imputati furono assolti o amnistiati. Nel gennaio 1968 è rintracciata una terza fossa in località San Possidonio (Mo), con i resti di altre venti persone fucilate nessuna delle quali, purtroppo, venne identificata. Nove ex partigiani emiliani furono denunciati a piede libero per omicidio: cinque di loro vennero poi prosciolti dalla Magistratura di Modena e gli altri quattro beneficiarono dell'amnistia.
 Sconcertante la sentenza istruttoria  del Tribunale:
 "Coloro ai quali appartenevano i resti ossei riesumati in quel di San Possidonio furono appunto fermati nelle predette circostanze storiche ed ambientali e dalla rievocazione anche se frammentaria dei testi,si è saputo che furono dapprima rinchiusi in una ex casa del fascio,perquisiti e poi fucilati. Dalle indagini peritali è altresì risultato che furono percossi a sangue. Dal sistema è facile arguire che il motivo dell'eccidio fu rappresentato dal sospetto che si trattava di persone coinvolte con la cessata RSI e quindi di avversari politici. Un sospetto che già animava gli esecutori in via generale rispetto a tutti coloro che provenivano dal Nord Italia ,passavano attraverso il posto di blocco e venivano pertanto fermati e che furono resi forse più consistenti nei confronti delle vittime durante i sommari ed ostili accertamenti della loro identità e provenienza. In quel momento anche un sospetto poteva costare caro al sospettato. L'eccidio fu dunque animato negli autori da un movente politico, tendente a combattere, attraverso la distruzione fisica di quelle persone, le idee che essi, per convinzione degli autori, avevano incarnato e che venivano ritenute contrastanti con l'interesse della Società e dello Stato.
  Il 10 febbraio 1971 seicento frammenti ossei provenienti da San Possidonio furono rinchiusi in cassette e tumulati senza nome. Per interessamento del Commissariato Onoranze Caduti, le cassette erano avvolte nel tricolore. Una preghiera sui resti martoriati di tanti innocenti massacrati e lasciati per troppo tempo abbandonati sotto un palmo di terra!