martedì 3 gennaio 2017

LE STAGIONI IN POESIA


Il Mago dice che:



Si dice che ai nostri tempi non esistono più le stagioni : in realtà esse nascono , scorrono, svaniscono come sempre , fra bizzarrie e cambiamenti di umore che le fanno sentire vive e presenti più di ogni arida statistica .
Siamo noi che , frastornati dal rumore e dall'artificiosità del nostro vivere, non le avvertiamo più.
Per cogliere il senso delle stagioni , occorre possedere ancora la voglia di immergersi nella natura cn occhi pieni di stupore ed apprezzare i doni piu semplici.


I DONI

Primavera vien danzando,
vien danzando alla tua porta,
sai tu dirmi che ti porta?
Ghirlandette di farfalle,
campanelle di villucchi,
quali azzurre quali gialle,
e poi rose a fasci e a mucchi.
E l’estate vien cantando,
vien cantando alla tua porta
sai tu dirmi che ti porta?
Un cestel di bionde pesche
vellutate, appena tocche,
e ciliegie lustre e fresche
ben divise a mazzi e a ciocche.
Vien l’autunno sospirando,
sospirando alla tua porta
sai tu dirmi che ti porta?
Qualche bacca porporina,
nidi vuoti, rame spoglie,
e tre gocciole di brina
e un pugnel di morte foglie.
E l’inverno vien tremando,
vien tremando alla tua porta
sai tu dirmi che ti porta?
Un fastel d’aridi ciocchi
un fringuello irrigidito,
e poi neve, neve a fiocchi
e ghiaccioli grossi un dito.
La tua mamma vien ridendo,
vien ridendo alla tua porta;
sai tu dirmi che ti porta?
Il suo vivo e rosso cuore,
e lo colloca ai tuoi piedi,
con in mezzo, ritto, un fiore;
ma tu dormi e non lo vedi.



LE STAGIONI 

Diceva primavera: “Io porto amore
e ghirlande di fiori e di speranza”.
Diceva estate: “Ed io, col mio tepore,
scaldo il seno fecondo all’abbondanza”.
Diceva autunno: “Io spando a larga mano
frutti dorati alla collina e al piano”.
Sonnecchiando diceva inverno annoso:
“Penso al tanto affannarvi e mi riposo”.