domenica 28 ottobre 2018

L'HO'OPONOPONO


Il Mago dice che

L'Ho'oponopono  è un'antica pratica hawaiana per la riconciliazione, il perdono interiore (inteso come trasmutazione energetica), la cancellazione di memorie e pensieri negativi e la risoluzione dei conflitti. Simili pratiche di armonizzazione erano attuate nella zona insulare dell'Oceania (nella regione meridionale dell'oceano Pacifico), comprese Samoa, Tahiti e la Nuova Zelanda.

Tradizionalmente l'Ho'oponopono è praticato da sacerdoti guaritori (kahuna lapa'au) presso i familiari di una persona malata o in presenza di una disarmonia familiare. Versioni moderne di questa tecnica sono messe in pratica in famiglia da una familiare più anziano o dall'individuo singolo. Morrnah Nalamaku Simeona ideò la formula moderna dell’Ho’oponopono, individualizzando il processo e rendendolo usufruibile ad ogni persona singola senza l'ausilio della comunità. Aunty Morrnah non ha mai utilizzato il mantra che è poi diventato noto in occidente.
Ma come praticare l’ho’oponopono in concreto, nella vita di tutti i giorni? Possiamo iniziare da piccoli accorgimenti, che tuttavia possono essere più difficili di quello che sembra da mettere in pratica. Non bisogna perdersi d’animo, celebra i tuoi primi piccoli passi con gratitudine e perseveranza, anche questo è ho’oponopono!
Puoi cominciare principalmente ripetendo ,ad alta voce oppure mentalmente , il mantra su cui si basa questa meditazione, tanto semplice quanto potente: 

  • mi dispiace, perdonami, grazie, ti amo.  

Il mantra ti aiuta ad assimilare i concetti di perdono, gratitudine e accettazione, assumendoti tutta la responsabilità delle cose che accadono intorno a te, e che sono interamente create da te. Ogni volta che lo ripeti credici davvero, indaga il significato di queste parole nel profondo.
Cerca anche  un dialogo con il tuo bambino interiore, con i tuoi primi istinti, perché sono quelli in grado di farti felice. Credi fermamente in un potere più grande e magnanimo di te, che sia capace di perdonarti se sbagli, e che ti dia la forza di accettare i tuoi errori se in te esiste la volontà di migliorare.
Ogni giorno, prova dunque a stabilire un contatto con il tuo “io” più vero ed innocente. Non giudicarti, ma impara dai tuoi errori, celebra le tue vittorie e senti scorrere nelle tue vene una potenza sovrannaturale, un’energia che è te e che allo stesso tempo scorre da te verso il cosmo. Questo, è Ho’oponopono.



















  

venerdì 26 ottobre 2018

LA FILASTROCCA DEI SANTI GUARITORI


Il Mago dice che


I malati diventano sani a pregare Cosina e Damiano,
 Sant’Erasmo per il mal di pancia,
 per i calli Santa Costanza, 
San Quintino per gli ubriachi, 
San Costante per gli stanchi, 
San Maurizio per i pruriti, 
San Lorenzo per le scottature,
 Santa Teresa per i polmoni e per quelli che non ci vedono Santa Lucia.
 Sant’Anna per gli orecchioni (parotite),
 San Basilio per gli ascessi,
 Santa Liberata per i dolori,
 Santa Apollonia per il mal di denti.
 Sant’Antonio per l’afta,
 per le doglie Santa Caterina,
 per il mal di gola c’è San Biagio,
 per il mal di testa San Gervaso,
 Santa Rita per i disperati,
 San Michele per i senza tetto,
 Sant’Onorata per il mal di schiena.
 San Callisto per la diarrea. 
San Crispino per i mali del calzolaio,
 Sant’Ignazio per la mattana,
 San Sebastiano per tutte le piaghe,
 San Martino per quelli che sono cosi poveri da non avere neppure i pantaloni, 
San Giuseppe per i mali del falegname,
 San Giovanni per le infezioni, 
Santa Agnese per la rosolia,
 San’Tòmmaso per i non credenti.
 E San Piero per non fargli torto, per quelli che credono in una buona morte.











































  

martedì 23 ottobre 2018

I PIENI IN BRODO


Il Mago dice che


E’ una ricetta antichissima tramandata di generazione in generazione ma ormai difficilmente proponibile, il benessere costringe alle diete e certi sapori ed ingredienti vengono dai più scartati.

I “pieni” venivano preparati quando la massaia cuoceva il brodo con il lesso, a fine cottura, dieci minuti prima, venivano immersi nel brodo bollente e lasciati cuocere pochi minuti.

Venivano serviti con il lesso e le sue salse.

Gli ingredienti sono per due “pieni” quindi per due o tre persone.


  • Lardo di maiale pestato – 1/2 cucchiaio
  • Prezzemolo
  • 1 spicchio d’aglio tritato fine
  • Pane grattugiato fine – Una “manciata ” 
  • Parmigiano reggiano grattugiato – due manciate 
  • 1 uovo 
  • Sale q.b. tenendo presente che già il lardo tende a salarlo.
Preparazione :
In una ciotola mettete il lardo pestato aggiungete il prezzemolo e l’aglio tritati, l’uovo il pane grattugiato e il parmigiano reggiano.
Impastate il tutto. Questo, alla fine, non deve essere nè troppo duro nè troppo tenero, dividetelo in due dando al “pieno” una forma allungata (come da foto).









  

venerdì 19 ottobre 2018

ANTICHE TRADIZIONI PERDUTE (nella bassa modenese)


Il Mago dice che

Mio padre mi raccontava spesso delle antiche tradizioni presenti nella zona della bassa modenese , durante le quali la gente comune si divertiva un sacco,  si volevano un po più bene di adesso ed erano più socievoli e ben disposti verso il prossimo.
Ora andrò a raccontarvi delle  tradizioni perdute , partiamo dal Capodanno:
  • “A son gnu a dar al Bon Cavdann, ch’a scampadi sent ann, zent ann e un dè, la bona man l’am ven a me, an pretend ne or ne argent e ad quel che am de a son cuntent ”(sono venuto ad augurare il buon capodanno , le auguro di campare cento anni e un giorno , spero che sia generoso nell'offerta che mi farà, non pretendo nè oro nè argento di quello che mi darà sarò contento).Qualche cinquantenne ricorderà sicuramente  questa filastrocca.  Appartiene ad una delle tante tradizioni popolari che si sono perse con l’avanzare del progresso e del benessere, perché non hanno più ragione d’essere. Questa canzoncina apparteneva all’antica usanza da parte dei bambini di andare, la mattina del primo dell’anno, a bussare alle porte, e negli ultimi tempi a suonare i campanelli, della brava gente per augurare loro il buon anno e ricevere in cambio dolci, roba da mangiare e, dopo la seconda guerra mondiale  , soldi. Un’usanza vecchia di secoli nata per rallegrare per qualche giorno i bambini poveri che altrimenti i dolci non se li potevano nemmeno sognare

  • Un’altra vecchia usanza, ma che riguardava solo i poveri ed era praticata per lo più in campagna, era quella del Giovedì Grasso chiamata “Onsar al sprocch”, ungere lo sprocco (spiedino). Piccoli gruppi di bambini poveri appartenenti alla stessa famiglia bussavano alle porte delle case  dove si sapeva, o si sospettava, che avessero ucciso il maiale. All’apertura della porta iniziavano a cantilenare: ”A sèm gnu ad onzr’ al sprocch, ch’a m’in dadi un bel balocch, ch’a m’in dadi un balucchen, sol par onzr’ al mè sprucchen”. (Siamo venuti per ungere questo stecco, datemene un bel pezzetto, o anche solo un pezzettino, che basti ad ungere il mio stecchino). La “razdora” della casa infilava nello spiedino un pezzo di lardo o pancetta e tutti erano contenti. 
  •  Un’altra tradizione perduta,  meno conosciuta, si chiamava “La mattinata o ciucòna”, arrivava dal lontano  medioevo e scomparve nell’ultimo dopoguerra. La ragion d’essere di questa antica pratica sta, forse, nella carenza di ragazze in età da marito. Quando un vedovo si risposava, in particolare se con una ragazza più giovane, gli scapoli del villaggio pensavano di essere stati defraudati di una possibile moglie da parte di chi già aveva avuto. Il giorno delle nozze, essi si riunivano in gruppo e all’uscita della chiesa, usando padelle, casseruole e materiali vari, iniziavano una cacofonia di rumori e suoni assordanti che dovevano rappresentare la protesta della moglie defunta. L’unico modo per la coppia di sposi di far cessare tale disturbo era d’invitare i giovani in casa ed offrire loro da bere per simboleggiare il rappacificamento dello spirito della defunta. Se gli sposi si rifiutavano, la “cagnara” veniva fatta la notte stessa sotto le finestre dei novelli sposi, con notevole perdita di concentrazione da parte dello sposo.Era una goliardata innocente. Eppure un giorno essa si trasformò in tragedia. Il 23 febbraio del 1885 a Mortizzuolo, il signor Giuseppe Terrieri, cinquantenne, convolò a seconde nozze. Non è dato sapere se rifiutò all’uscita della chiesa di offrire da bere ai giovani o se questi decisero di passare direttamente al concerto notturno, fatto sta che si presentarono a notte inoltrata sotto le finestre della coppia ed iniziarono la serenata. Forse al Terrieri mancava il senso dell’umorismo, o forse non amò particolarmente l’essere stato interrotto sul più bello. Si affacciò alla finestra armato di fucile da caccia ed iniziò a sparare a destra e a manca. Ci furono diversi feriti e due morti, ma ciò non fece  a porre fine a questa antica tradizione che,arrivò comunque , arrivò fino agli anni “50.















  

I SUGOLI (dessert)


Il Mago dice che



I sughi (in qualche paese della Bassa Modenese  detti anche sugoli) sono un derivato del mosto d’uva: il mosto, fresco e cioè non ancora fermentato, viene messo sul fuoco dentro un pentolone ( non usate pentole in rame altrimenti i sugoli avranno un retrogusto rame ). Diciamo che per fare 10 piatti di sughi occor­rono 2 litri circa di mosto che viene messo a bollire avendo cura, con un mestolo forato, di schiumare ogni tanto i futuri sughi dalle even­tuali parti di bucce e dai vinaccioli ancora pre­senti.
Poi questo mosto cotto viene fatto raf­freddare e infine è rimesso sul fuoco, lento, aggiungendo poco per volta della farina bianca, nella misura di 100 gr. di farina per ogni litro di mosto.
Il tutto va mescolato lentamente ma con una certa continuità. Quando la crema tende leggermente a solidificarsi, essa si raccoglie con il mestolo per poi metterla a riposare nei piatti fondi o nelle scodelle fino a quando essa diventa un blocco ben compatto.
I sughi così ottenuti si consumano dopo il definitivo raf­freddamento anche se essi possono conser­varsi intatti nel loro sapore anche per alcuni giorni. In ogni caso sono veramente deliziosi.
Volevo ricordare che si possono acquistare prevalentemente  nei supermercati della provincia di modena ( e zone limitrofe ) durante tutto l'anno .






















  

LA CACCIA ALLE STREGHE A MIRANDOLA (Modena)


Il Mago dice che

Le streghe, e gli stregoni, sono sempre esistiti, fin dagli albori dell’umanità. Ma a Mirandola nel 1500 ce ne fu una proliferazione che fece preoccupare la Chiesa, e di riflesso i governanti di allora che dipendevano quasi totalmente dalla chiesa .
Gianfrancesco II Pico era il Signore della Mirandola in quel periodo storico e le voci insistenti su presunti sabba chiamati “gioco di donna” e che coinvolgevano parecchie persone lo convinse a chiamare l’inquisizione per chiarire la faccenda. Arrivò nel 1522 padre Girolamo Armellini di Faenza, frate domenicano coadiuvato dal confratello Luca Bettini di Firenze. Il fatto che padre Girolamo fosse di Faenza preoccupò non poco i sospettati; essi sapevano infatti che se anche non ci fossero state prove “quei ad Faenza ad quel ch’an ghè i fan senza” (queelli di faenza di quello che non c'è fanno senza)


L’inquisitore si mise immediatamente al lavoro ed iniziò subito ad arrestare gente a destra e a manca, sopratutto leggiadre donzelle, che col fatto che stregavano il cuore dei baldi giovanotti erano le più indicate. Gli interrogatori, molto duri, si sa come avvenivano a quei tempi: facevano il solletico fino a quando non restavi senza fiato e crollavi confessando di tutto.
Le confessioni iniziarono a fioccare e i roghi si infittivano. Persino un sacerdote di 72 anni, tale don Benedetto Berni accusato di dare ostie consacrate alle streghe per i loro riti satanici, fu una delle vittime. Gianfrancesco cominciò a preoccuparsi e pretese di assistere, e forse partecipare, agli interrogatori per rendersi conto dell’andamento . Giunse alla conclusione che padre Girolamo stesse facendo un ottimo lavoro e si affrettò a scrivere un libro, “Strega, o degli inganni del demonio”, che giustificava e sosteneva l’operato dei domenicani. La cosa andò avanti fino al 1523 e si concluse con un numero di roghi su cui gli storici non sono d’accordo ; chi dice dieci, chi venti e chi addirittura settanta tutto questo lavoro non concluse definitivamente la faccenda.
Ancora nel 1632, quando era Alessandro I Pico il Signore della Mirandola,il popolino lapidò nella piazza cittadina una presunta strega accusata di essere la causa di una epidemia di peste appena conclusasi.
Questa fu l’ultima strega ad essere uccisa alla Mirandola, ma un’altra fece la sua apparizione a metà del 1700.
Lucia Roveri, all’età di vent’anni, si scoprì una vocazione pseudo religiosa ed iniziò a sentenziare profezie, compiere sortilegi, leggere il futuro ed era in grado di dire se i defunti fossero in paradiso, purgatorio o inferno … in cambio di piccole elemosine offerte dai parenti naturalmente. Il governo della città la lasciò fare non ritenendola pericolosa, la Chiesa però tentò in tutti i modi di fermarla, ma invano.
Fu un furbo contadino di S. Martino Carano, scarpe grosse e cervello fino, a porre fine alla sua carriera. La chiamò nella sua casa colonica e le chiese di fargli conoscere il destino del padre morto pochi giorni prima. La profetessa si concentrò un attimo e poi affermò che l’uomo si trovava in purgatorio, ma che con una buona elemosina lo si poteva trasferire in paradiso. A quel punto il contadino l’accompagnò fuori e le mostrò il padre che lavorava tranquillamente nei campi.
Lucia Roveri fu costretta ad abiurare nella chiesa dei cappuccini, ma senza brioche, davanti ai prelati ed al popolo per evitare il rogo. Morì in miseria nel 1778 ospite dell’albergo dei mendicanti di Reggio Emilia.

























  

mercoledì 17 ottobre 2018

IL DIRITTO DI BACIO NELL'ANTICA ROMA


Il Mago dice che






Lo “ius osculi”, ( il “diritto di bacio”), era un’usanza introdotta dal diritto romano secondo cui una donna baciava ogni giorno sulla bocca il marito, il padre e il fratello.
Il gesto, solo apparentemente affettuoso, consentiva ai maschi di famiglia di “saggiarne” l’alito per controllare che non avesse bevuto vino, violando un’antica legge che equiparava il bere alcolici per una donna all’infamia e all’adulterio, ed era perciò punibile con la morte.
La matrona sorpresa a bere vino poteva essere ripudiata o uccisa dal marito, col consenso dei più stretti congiunti. Il divieto valeva per le donne honestae e non per le malfamate probrosae, cioè attrici, ballerine, cameriere di taverna.
Per quale motivo ? Le proprietà anticoncezionali e abortive attribuite al vino puro e soprattutto il nesso tra ubriachezza e sessualità: “Qualunque donna sia smodatamente avida di vino chiude la porta alla virtù e la apre ai vizi”, scriveva lo storico Valerio Massimo nel I sec. a.C.















  

domenica 14 ottobre 2018

MUSICA RILASSANTE





Il Mago dice che:



PER RILASSARTI UN PO .... BUON ASCOLTO 



sabato 6 ottobre 2018

COME RICARICARSI DI ENERGIA


Il Mago dice che

Per ricaricarsi di energia dopo una giornata difficile e faticosa , bisogna distendersi sul letto per  15 -20  minuti , il più possibile al silenzio ed al buio .
Ci si deve rilassare completamente, possibilmente  ascoltando il proprio respiro  e vedersi immersi in un bagno di luce verde chiaro e luminoso